Pratiche poetiche : il ruolo della poesia nella mia pratica e nel mio insegnamento

Lara • 30 settembre 2026

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La poesia come pratica meditativa

Il grande mistico e poeta sufi Rumi scriveva :" Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato c'è un campo. Ti aspetterò laggiù".

Credo che poesia e meditazione abbiano questo in comune: il desiderio di abitare uno spazio aperto che sa accogliere tutto quello che lo attraversa senza giudicarlo e sa prendersene cura.

Entrambe aprono una strada guidandoci verso i luoghi nascosti della nostra intimità e ci chiedono di rimanere in ascolto, di prenderci il tempo per conoscerli.

Isabella Leardini una meravigliosa poeta contemporanea scrive : " Lo spazio della poesia è l'angolo cavo della nostra vita, il guscio di conchiglia in cui la perla si sta già formando, è quel silenzio interno che E. Dickinson chiama : la solitudine di un'anima ammessa alla propria presenza".

Poesia e meditazione nascono in questo spazio di presenza  necessario ad un ascolto profondo privo di giudizio.

Simone Weil parlava di “ recettività nuda” : una forma di attenzione completamente spoglia dalla volontà di possesso, interpretazione o dominio; un atteggiamento interiore in cui la mente si rende disponibile a ricevere il reale così com’è, senza imporvi i propri desideri, i propri schemi interpretativi, la propria volontà di controllo.

Certo la poesia interpreta, da voce a quel “sentire nudo” ( di cui parla anche il maestro del neotantrismo Eric Baret), in un certo senso lo riconduce a sè, la dove la meditazione ci chiede, invece, di lasciare le mani aperte, di rimanere un passo indietro, di non “ renderlo nostro” quel sentire. 

Eppure in questo suo essere così intima e personale la poesia varca la soglia dell’individuale e ci conduce nello spazio aperto della verità collettiva, si fa voce universale espandendo i nostri confini.

È per questo che oggi più che mai trovo meditazione e poesia due gesti profondamente rivoluzionari: ci invitano ad abitare la nostra storia con grazia e presenza , ad armonizzare la nostra voce narrante con la storia del Tutto, creando un solo ritmo, che è il ritmo pulsante della Vita. 


Uso spesso nelle mie lezioni la poesia come strumento per  aiutare gli e le allieve a costruire il proprio spazio di ascolto interiore e li invito caldamente a scrivere un diario di pratica. Tenere traccia di ciò che sentiamo, pensiamo, di ciò che accade nel corpo è un modo semplice per dare valore a ciò che c'è.  Scegliere le parole con cui descrivere una sensazione, un vissuto, vuol dire dargli forma e vita, apportare chiarezza e precisione.

Le parole  non si limitano a raccontare la realtà, in qualche modo contribuiscono a costruirla. Dare voce a ciò che viviamo è  un modo semplice  per riappropriarci della nostra esperienza e tornare a viverla pienamente.

 

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