Breve introduzione al concetto di femminino sacro
Al principio Dio era femmina

In origine Dio era femmina…
L'idea che il divino abbia avuto, nelle culture più antiche, un volto femminile nasce da numerosi studi storici e archeologici. Sarebbe ovviamente troppo semplice parlare di un'antica civiltà universalmente matriarcale e poi di un successivo passaggio al patriarcato: le evidenze archeologiche non permettono una ricostruzione così lineare, ma possiamo osservare la presenza, in moltissime culture arcaiche, di un immaginario del sacro fortemente legato al femminile.
Le società preistoriche ci hanno lasciato numerose raffigurazioni di figure femminili, spesso associate alla fertilità, alla nascita e alla generazione della vita.
Il corpo femminile attraversa cicli visibili e misteriosi, legati alla luna, al sangue, alla fertilità, alla nascita e alla morte. Non sorprende quindi che, in epoche in cui il mondo veniva interpretato soprattutto attraverso il simbolo e il mito, il potere generativo della natura potesse essere rappresentato attraverso una figura femminile. La Grande Madre, la Madre Terra, la dea della fertilità e della vita sono immagini che ricorrono, con forme molto diverse, in numerose tradizioni.
Certo il sacro non è mai stato soltanto femminile. Maschile e femminile hanno spesso camminato insieme, incontrandosi nelle immagini degli dèi e delle dee, negli animali, nelle piante, nei fiori, nei cicli della natura.
Nel linguaggio simbolico, maschile e femminile non coincidono necessariamente con uomo e donna, sono qualitàintime, interiori, modalità dell'essere, polarità attraverso cui l'esistenza viene rappresentata.
Questa complessità simbolica, che vede spesso maschile e femminile in armonica alternanza, parti complementari necessarie al manifestarsi della vita, non ha sempre trovato una corrispondenza nella realtà sociale. Le culture che hanno venerato dee potenti non sono necessariamente state società in cui le donne godevano di pari potere. La storia sociale delle donne e la storia simbolica del femminile sono, infatti, due storie molto diverse. Ma questa è un'altra storia di cui non parleremo adesso, anche perchè si apre a conclusioni sociologiche molto complesse.
TRIMŪRTI — TRIDEVĪ
Nella tradizione hindu il divino viene rappresentato, tra le altre forme, attraverso la Trimūrti, la triplice manifestazione maschile associata a creazione, conservazione e dissoluzione:
- Brahmā — crea, emana, dà forma;
- Viṣṇu — preserva, sostiene, mantiene l'ordine cosmico;
- Śiva — dissolve, trasforma e riassorbe.
A queste figure maschili corrispondono, in diverse tradizioni hindu, altrettante forme del divino femminile:
- Sarasvatī, associata a Brahmā, è la dea della conoscenza, della parola, della musica e della creatività;
- Lakṣmī, associata a Viṣṇu, è la dea della prosperità, dell'abbondanza e della fortuna;
- Pārvatī, e nelle sue forme più terribili
Kālī e Durgā, è associata a Śiva e incarna, tra le altre qualità, la potenza, la trasformazione e la forza della natura.
Il rapporto tra queste figure, però, non è semplicemente quello tra un dio maschile e la sua "compagna" femminile.
In molte correnti hindu il femminile è śakti, potenza, energia, capacità di manifestazione.
Senza Śakti, Śiva rimane pura potenzialità.
ŚIVA — ŚAKTI
È soprattutto nelle tradizioni tantriche che questa intuizione diventa una vera e propria visione filosofica dell'esistenza.
Il tantrismo non è una religione unica e omogenea: comprende correnti molto diverse, sviluppatesi nell'arco di molti secoli. Tra queste troviamo lo Śaivismo non duale del Kashmir e diverse forme di Śāktismo, nelle quali il principio divino femminile assume una centralità assoluta.
Nello Śaivismo non duale del Kashmir, Śiva è la Coscienza assoluta, Cit, pura consapevolezza. Śakti è la sua potenza, la capacità stessa della Coscienza di manifestarsi, conoscersi ed esprimersi.
Non sono due realtà separate.
Śiva è Śakti e Śakti è Śiva.
La Śakti è il movimento della Coscienza, il suo potere di manifestazione. È ciò attraverso cui l'Uno diventa molteplice senza mai smettere di essere Uno.
Per questo, nel tantrismo non duale, maschile e femminile non rappresentano due principi ontologicamente separati.
Sono due aspetti inseparabili della stessa realtà.
Il maschile può rappresentare la Coscienza, il femminile la sua potenza creativa; ma entrambi sono Śiva-Śakti, una sola realtà che si mostra attraverso infinite forme.
E forse è proprio qui che il simbolo del femminino sacro diventa qualcosa di molto più ampio del semplice culto della donna.
Il femminile diventa la potenza stessa attraverso cui la vita si manifesta.
È il grembo e ciò che nasce dal grembo, il movimento e la quiete, la forma e ciò che la anima, il desiderio di manifestarsi e la manifestazione stessa.
Nel meraviglioso e caleidoscopico gioco di Māyā, Śakti dispiega la molteplicità del mondo.
Eppure, dietro ogni polarità — luce e ombra, nascita e morte, piacere e dolore, maschile e femminile — la visione non duale continua a vedere una sola realtà.
Due che sono uno.
Non perché le differenze vengano cancellate, ma perché possono essere riconosciute come espressioni diverse della medesima Coscienza.Nuovo paragrafo
Posts recenti













